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Custonaci e Bonagia: non solo agricoltura DOC



Custonaci e Bonagia: non solo agricoltura DOC

01/10/2014 15:51:48

SICILIA DOC: Il “perlatino” di Custonaci e il “Tonno rosso” di Bonagia.. Non solo agricoltura ma altre delizie….. La sicilia produttiva, quella che ci piace, ha nelle province di Trapani e Ragusa i suoi picchi migliori, un po’ per la ingegnosità degli Abitanti, un po’ per il duro lavoro derivante dalle ricchezze del proprio territorio. E’ proprio il caso del tratto di costa da Trapani A San Vito Lo Capo, dove troviamo la frazione di Bonagia, prima, con la famosa Tonnara, che a dispetto del tempo(e della pesca del tonno ormai solo un ricordo)continua la tradizione di far degustare le delizie del “Tonno rosso” ai turisti e ai locali, così come a Castellammare di Stabia si commercia il corallo importato da fuori il mediterraneo. A Bonagia, dove la “Bottarga” e le altre salse di tonno venivano consumate fin dal tempo dei “ludi di Anchise”, è ancora festa della Tavola imbandita, e gli abitanti lo fanno la IIa domenica di luglio per la festa del Crocifisso, proprio dentro la vecchia tonnara, impianto in disuso ma trasformato in gradevole residence. Nella cappella di Sant’Alberto i superstiti della “ciurma” delle Muciare celebrano i propri riti di ringraziamento al loro protettore, con rullo di tamburi, processione e sparo di fuochi notturni. Più in là, nella stessa costa, Custonaci è l’emblema di questa Sicilia che lavora con le sue 200 cave di marmo pregiatissimo, il “Perlatino” di Sicilia, che viene esportato in tutto il mondo, soprattutto nelle penisola arabica, ed è il secondo polo produttivo marmifero d’Italia, per il colore bianco-avorio e la porosità della pietra che dà un tono particolare alle costruzioni. Per la festa di Maria SS. di Custonaci, il cui santuario nel XV sec. ha dato origine all’intero abitato, come del resto a San Vito Lo Capo, accade la Iia domenica di luglio l’evento atteso da anni: la grande statua della Madonna(alta cinque metri), nel prezioso marmo perlatino, scolpita dal maestro Giuseppe Cortese, verrà calata nel profondo mare di Cornino, laddove la leggenda attesta il miracolo del famoso dipinto giunto dal mare… Mestiere di grande fatica e sudore quello del cavatore. Un tempo , all’alba, si saliva con le corde su per i ripidi costoni, armati di piccone e dinamite, sotto il sole cocente e poca acqua per abbeverarsi. Coperti di polvere, seminudi come i “carusi” delle zolfare, i cavatori di Custonaci si cibavano di croste di pagnotte e sale marino.Qualcuno portava il fino per superare l’ansia dello scoppio della dinamite… Ma in molti non tornavano a casa. Tutto questo oggi è documentato, così come gli antichi strumenti di lavoro che in qualche modo hanno Salvaguardato nel tempo le colline marmifere dall’invasione delle macchine tritapietre. Nessuno perà rimpiange i tempi del “filo elicoidale” e della “lizzatura”, il procedimento che trascinava giù i blocchi di marmo per la Lavorazione. Per questa operazione venivano preparate delle “tregge”(straule) in legno, legate da corde di canapa, su cui venivano deposti I blocchi semilavorati attraverso i cosiddetti “parati”. Il Mollatore dirigeva la rischiosissima operazione detta “abbrivio”, poi gradualmente Abolita fin dalla fine ottocento. Con subba e martello gli operai del marmo “riquadravano” i blocchi e con piani inclinati li caricavano sui Carri. Oggi al posto del filo elicoidale che segava il marmo con l’aiuto d’acqua(pozzetti) e sabbia silicea, si usa il filo “diamantato”, a dis- positivo elettrico, che fa in quattro giorni quello che prima si faceva in un mese…

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