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La torah arriva a Palermo



La torah arriva a Palermo

11/03/2017 12:54:15

Miriam Jaskierowicz Arman parla diverse lingue e va in... giro per il mondo per insegnare l’uso della voce, sotto forma di canto ma anche di parola, quale espressione autentica del proprio essere, offrendo spunti di riflessione sul rapporto tra corpo e interiorità, anima e spirito, pensiero e comunicazione. E lo fa portandosi dietro una Torah “da studio”.

Quando viene a sapere che tra poco a Palermo sarà riaperta una sinagoga, decide di partire dalla sua Tiberiade e di venire qua, per la prima volta, per conoscere la città e la sua storia.
Giunta qui, si immerge nel centro storico per sentire i suoi odori, i suoi sapori, per scoprire le tracce di un passato che è ancora vivo. Chiara Utro (guida turistica) la conduce tra vicoli e piazzette, le fa visitare anche l’antica giudecca palermitana, il mikveh di Palazzo Cusenza-Marchesi, l’Archivio Storico Comunale e l’Oratorio della Madonna del Sabato, che l’arcivescovo Lorefice vuole dare in comodato per farne una sinagoga, la prossima Sinagoga di Palermo, dove viene raggiunta da Evelyne Aouate, presidente dell’Istituto Siciliano di Studi Ebraici.

Dopo 525 anni Palermo riavrà la sua Sinagoga, e questo le provoca una profonda emozione. Sull’onda di questo sentimento, a conclusione della sua conferenza, cambia tono e inizia a raccontare:

«Molto tempo fa diedi un grosso aiuto a un amico. Mi chiese: “Come potrò sdebitarmi?” Gli risposi: “Quando potrai, mi regalerai una Torah.” Passarono gli anni, quell’amico fece fortuna e un giorno mi regalò questa Torah.»

Indica l’involto di stoffa finemente ricamata poggiato su una sedia e aggiunge:

«Ho riflettuto. Chi sono io per tenere solo per me questa Torah? Palermo avrà una sinagoga ed è giusto che abbia pure la Torah, la sua Torah. Così ho deciso di donarla a Palermo.»
Si fa aiutare a sfilare la Torah dalla sua custodia e, dopo avere steso sul tavolo un “tallèd”, la srotola e la mostra ai presenti.

Questo succede a Palermo, cuore del Mediterraneo, luogo di incontri e di scambi, dove nessuno è straniero, dove ciascuna “voce” può unirsi alle altre voci, formando un variopinto coro, generando una grande armonia.

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